Dokument-Nr. 1181
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
München, 22. September 1919

Regest
Pacelli sendet Gasparri Antwortschreiben der Bischöfe Bludau von Ermland und Bertram von Breslau über die Frage der Errichtung von Apostolischen Vikariaten anlässlich der Volksabstimmungen in Ost- und Westpreußen sowie Oberschlesien. Die Antwort des Kulmer Bischofs Rosentreter hat er noch nicht erhalten. Nach Meinung Pacellis würde die Errichtung als Misstrauen gegenüber den deutschen Bischöfen und als nicht zu rechtfertigende Besorgnis bzw. Befangenheit verstanden werden. Darüber hinaus konnte Pacelli keinen Nachweis für den von der polnischen Regierung behaupteten historischen Präzedenzfall finden, nämlich die Ernennung eines Apostolischen Vikars mit Sitz in Łutz im Jahr 1815, der genauer erforscht werden müsste. Außerdem sollte man nach der Meinung der preußischen Regierung fragen, da die Zirkumskription der Diözesen von Breslau, Kulm und Ermland in der Bulle "De salute animarum" festgelegt wurde. Der Nuntius unterstützt den Vorschlag Bertrams zur Berufung eines Delegaten für Oberschlesien im Bistum Breslau. Als Genugtuung für die polnische Regierung könnte man ihr einräumen, dem Heiligen Stuhl vertraulich mitzuteilen, ob der Kandidat ihren Wünschen entspricht. Die Maßnahme dürfte schließlich die Breslauer Diözese betreffen, weil sie die größte ist und schon einen Delegaten in Berlin hat, und weil Bertram selbst einen Vorschlag in diese Richtung gemacht hat.
Betreff
Sulla nomina di due Vicari Apostolici per l'Alta Slesia e per la Prussia occidentale ed orientale in occasione del plebiscito
Eminenza Reverendissima,
Facendo seguito al mio rispettoso Rapporto Nr. 13848 in data del 28 Agosto p. p., ho l'onore d'inviare qui accluse all'Eminenza Vostra Reverendissima le risposte dei Reverendissimi Vescovi di Breslavia e di Ermland (Allegati I e II) relativamente alla domanda del Governo polacco circa la nomina di due Vicari Apostolici indipendenti per l'Alta Slesia e per la Prussia occidentale ed orientale in occasione del plebiscito, che dovrà ivi aver luogo a norma del trattato di Versailles. La risposta del Reverendissimo Monsignor Vescovo di Culma non mi è fino ad oggi pervenuta, sebbene gli abbia inviato, alcuni giorni or sono, un'urgenziore; e siccome temo, d'altra parte, per già fatte esperienze, che dovrò
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attendere ancora prima1 ch'essa mi giunga, ho stimato espediente di non ritardare più oltre la trasmissione di quelle dei due altri menzionati Vescovi.
Tengo altresì a render noto all'Eminenza Vostra che, nell'accusare a Monsignor Bludau ricevimento della sua lettera, non ho mancato di rassicurarlo non doversi in alcun modo attribuire il proposto provvedimento a diffidenza verso di lui, che anzi il Governo polacco riconosce pienamente la perfetta sua imparzialità.
Poiché poi Vostra Eminenza nel sullodato Dispaccio si è degnata ordinarmi di esprimere il mio umile avviso al riguardo, mi sia permesso, – pur riconoscendo pienamente quanta simpatia meriti la nobilissima Nazione polacca, risorta a nuova vita dopo oltre un secolo di servaggio, ed altresì quanto comprensibile sia l'avversione di essa contro la Prussia –, di richiamare la di Lei superiore attenzione sulle conseguenze, che produrrebbe in Germania la progettata nomina dei due Vicari Apostolici:
1°) Essa verrebbe interpretata come un segno di sfiducia e come un'offesa verso i suddetti Vescovi della Germania, ai quali sarebbe tolta o sospesa la giurisdizione, di
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cui sono in legittimo possesso, su di una parte delle loro diocesi, per affidarne l'amministrazione, prima ancora che i territori in questione passino eventualmente alla Polonia, a due sacerdoti di nazionalità polacca, e dei quali, almeno per ciò che riguarda il parroco Kubina, non sembra possa con sicurezza affermarsi che siano alieni dalla politica.
2°) Essa apparirebbe agli occhi del Governo e della popolazione tedesca come un atto di parzialità della Santa Sede a favore della Polonia, il quale riuscirebbe tanto più sensibile, in quanto che la Germania, abbattuta ora sotto il peso di durissime condizioni di pace, attenderebbe invece conforto ed aiuto. Ciò accrescerebbe il malcontento anche fra i cattolici, e darebbe un nuovo pretesto agli attacchi dei nemici della Chiesa in Germania, che accusano la Santa Sede di favorire l'Intesa vittoriosa.
3°) Tanto meno, poi, sarebbe facile di persuadere il popolo tedesco della necessità ed opportunità di quel provvedimento, in quanto che, dovendo essere i territori soggetti al plebiscito occupati da truppe interalleate, la Polonia avrebbe già con ciò piena garanzia contro qualsiasi mena
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antipolacca.
4°) Inoltre, essendo la circoscrizione delle diocesi di Breslavia, di Culma e di Ermland fissata dalla Bolla concordata De salute animarum del 1821, sembra che non converrebbe procedere alla nomina dei detti Vicari Apostolici indipendenti, senza previa intesa col Governo prussiano.
5°) Parrebbe altresì opportuno di controllare l'esattezza del precedente storico invocato dal Governo polacco. A me non è riuscito, malgrado tutte le indagini fatte, di trovar traccia della nomina di un Vicario Apostolico, con sede a Lodz, nel 1815 per una parte dell'Archidiocesi di Varsavia; ma alla Santa Sede sarà agevole di appurare la cosa, se lo stimerà necessario, mediante ricerche negli Archivi Vaticani. Considerando, tuttavia, pur soltanto le condizioni storiche di quel tempo, sembra lecito di dubitare dell'affermazione del Governo summenzionato. È noto invero come in occasione della terza ed ultima spartizione della Polonia (1795) la Prussia ottenne, fra l'altro, Varsavia; ma nella pace di Tilsit (1807) dovette rinunziare a tutti i territori polac-
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chi conquistati dopo la prima spartizione (1772), e con essi venne formato il ducato di Polonia sotto il re di Sassonia. Allorché poi gli eserciti russi inseguirono attraverso la Vistola le truppe napoleoniche in ritirata, il ducato suddetto rimase occupato militarmente dalla Russia fino all'epoca del Congresso di Vienna (1815), il quale ne attribuì ad essa la più gran parte (che divenne Regno di Polonia sotto lo scettro degli Zar), mentre la Prussia riebbe la provincia di Posen e Danzica. Non sembra quindi che le truppe tedesche (o, per dir meglio, prussiane) occupassero nel 1815 Lodz, ove sarebbe stato costituito il Vicario Apostolico. Ma, anche ciò ammesso, si può chiedere se il precedente addotto dal Governo polacco faccia veramente al caso attuale. Infatti il motivo del provvedimento presentemente invocato è quello di assicurare la neutralità del clero riguardo al plebiscito; ora un simile motivo non poteva sussistere nel 1815, epoca in cui non si consultò affatto con un plebiscito la volontà popolare per l'assegnazione dei diversi territori ai vari Stati d'Europa.
6°) Sembrami che meriti seria attenzione la so-
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luzione accennata da Monsignor Vescovo di Breslavia, cioè ch'egli costituisca per l'Alta Slesia "ex auctoritate S. Sedis ad petitionem suam sibi commissa" un Delegato diocesano, al quale affiderebbe non solo "omnia illa negotia administrativa, quae extra Curiam Episcopalem ab ipso expediri possunt", ma soprattutto "omnem vigilantiam personalem super clero et obligationem curandi, ut in nullo omnino puncto libertas clericorum et laicorum quoad suffragia politica restringatur". Ciò potrebbe essere dalla Santa Sede espressamente insinuato e raccomandato nell'Atto, con cui concedesse tale facoltà, per dare, poi, al Governo polacco la maggior possibile soddisfazione e piena garanzia sulla perfetta neutralità del Delegato in discorso, potrebbe forse il Governo medesimo – qualora il sacerdote Ludovico Tunkel, Arciprete di Kochlowitz, indicato da Monsignor Bertram, non fosse di sua fiducia – proporre confidenzialmente e riservatamente alla Santa Sede un numero sufficiente di ecclesiastici dell'una e dell'altra nazionalità, veramente idonei ed alieni dalla politica; la Santa Sede alla sua volta li presenterebbe al Vescovo, invitandolo a scegliere fra di essi il Delegato suddetto.
7°) Siccome infine il Governo polacco non ha alcuna
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obbiezione da muovere contro la imparzialità dei Vescovi di Culma e di Ermland, tale provvedimento potrebbe essere limitato alla diocesi di Breslavia e rimarrebbe facilmente giustificato dai seguenti motivi: a) la vastità di detta diocesi, la quale ha già un simile Delegato a Berlino; b) la domanda avvanzatane [sic] dallo stesso Monsignor Bertram; c) il fatto che l'Alta Slesia è stata testé campo di rivolte e di lotte sanguinose fra tedeschi e polacchi; d) la circostanza che, secondo quanto annunziano i giornali, è probabile che l'Alta Slesia abbia prossimamente nell'ordine civile un'autonomia provinciale; apparirebbe quindi naturale che a riguardo di essa venga presa anche nell'ordine ecclesiastico un'analoga misura.
Nel sottoporre quanto sopra all'alto giudizio dell'Eminenza Vostra, m'inchino umilmente al bacio della Sacra Porpora e con sensi di profondissima venerazione ho l'onore di confermarmi
Di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
1Davor unklares Wort hds. gestrichen.
Empfohlene Zitierweise
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 22. September 1919, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 1181, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/1181. Letzter Zugriff am: 08.08.2022.
Online seit 04.06.2012, letzte Änderung am 01.09.2016.