Dokument-Nr. 1031
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
München, 20. März 1919

Regest
Pacelli berichtet über das Scheitern der Posener Waffenstillstandsverhandlungen zwischen einer interalliierten Kommission, vom französischen Botschafter Noulens geleitet, und der deutschen Delegation, von Rechenberg geleitet, die zur Festsetzung der Demarkationslinie an der östlichen Grenze Deutschlands hätten führen sollen. Die Verhandlungen sahen auch eine Unterzeichnung von drei Abkommen jeweils über wirtschaftliche, militärische und rechtliche Angelegenheiten vor. Mit dem ersten hätte man Bahnverbindungen, Post- und Telegraphenverbindungen, Warenaustausch, Reisen von Privatpersonen, Zahlungsverkehr Umsatz von Bargeld und Handelswerten regeln sollen; das Militärabkommen zeigte die größten Schwierigkeiten, weil die Deutschen verlangten, dass die Artillerie an der Demarkationslinie in Posen nur auf sechs Kilometer zurückgezogen werden sollte. Die Ententevertreter verlangten hingegen, dass die Feldartillerie auf zehn und die schwere Artillerie auf 20 Kilometer zurückzuziehen sei. Bezüglich der Militärunterkommission für die Durchführung des Abkommens wollten die Alliierten deutsche Vertreter nicht zulassen. Was den Schutz der Bevölkerung anging, beschloss man, Polen und Deutsche von beiden Seiten gleichberechtigt zu behandeln und für Streitfälle Paritätskommissionen und eine paritätische Oberkommission als Beschwerdeinstanz einzurichten. Für die Besetzung der Oberkommission konnten sich die Parteien nicht einigen, da die interalliierte Kommission keinen Neutralen als Vorsitzenden annehmen wollte, selbst keinen durch den Papst oder den Präsidenten der schweizerischen Konföderation ausgewählten. Erzberger beharrte aber auf der Absicht, wenigstens den Heiligen Stuhl als neutralen Wähler zu gewinnen, aber die Kommission lehnte jeden neutralen Vertreter ab, wie der Delegierte Rechenberg mitteilte. Ein weiterer Versuch Erzbergers, die polnische Meinung diesbezüglich vorher hören zu wollen – in der Hoffnung, an die katholischen Gefühle appellieren zu können –, scheiterte, da Noulens behauptete, die Vereinbarung sei ausschließlich zwischen der deutschen und der französischen Delegation zu treffen, und die Verhandlungen wurden mithin abgebrochen.
Betreff
i [sic] negoziati <di>1 Posen e la proposta d'intervento del Santo Padre
Eminenza Reverendissima,
I giornali di stamane hanno annunziato che ieri sono stati rotti i negoziati di Posen. Credo mio dovere d'inviare senza indugio all'Eminenza Vostra Reverendissima informazioni al riguardo, tanto più perché durante i medesimi è stata avanzata da parte della Germania la proposta di un intervento del Santo Padre.
I negoziati in discorso, intesi, come è noto, a fissare le norme esecutive per la linea di demarcazione ai confini orientali della Germania, furono presi in considerazione già il 16 Febbraio nelle trattative d'armistizio a Treviri e vennero continuati il 5 del mese corrente a Posen da una Commissione interalleata presieduta dall'ambasciatore francese Noulens e da una Commissione tedesca presieduta dal barone von Rechenberg.
Tre convenzioni avrebbero dovuto essere elaborate e sottoscritte, e cioè:
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l.) Una convenzione sulle ferrovie, poste e telegrafi, navigazione, scambio di merci, viaggi di persone private, movimento di denaro contante e di valori commerciali;
2.) una convenzione militare;
3.) una convenzione per la protezione della popolazione tedesca entro la linea di demarcazione e della popolazione polacca nella Prussia orientale, Prussia occidentale e Slesia, nonchè di quelle parti della provincia di Posen venutesi a trovare fuori della linea di demarcazione dal 16 Febbraio 1919.
La convenzione sulle ferrovie ecc. presentava relativamente poche difficoltà. Le comunicazioni ferroviarie, postali e telegrafiche fra i territori, che si stendono ai due lati della linea di demarcazione, avrebbero dovuto essere riprese in un certo tempo stabilito dopo la ratifica della convenzione. Per il transito dei treni merci e per l'ulteriore inoltro del traffico postale erano previste prescrizioni speciali. La navigazione nelle due parti della linea di demarcazione sarebbe stata garantita dagli abitanti dei due territori. Anche il commercio avrebbe dovuto essere libero. Erano previste restrizioni soltanto per merci che prestansi a scopi militari, o per quelle che, sia nell'uno che nell'altro territorio, son sottoposte ad un'amministrazione pubblica. Il passaggio della linea di demarcazione da parte di persone private avrebbe dovuto di-
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pendere da un'approvazione decisa colla più larga considerazione dei bisogni economici di quella popolazione. Non sarebbe stato impedito che persone private trasportassero la loro sede al di qua o al di là della linea di demarcazione. Il movimento del danaro contante e dei valori commerciali sarebbe stato regolato in un modo speciale.
In quanto alla convenzione militare si presentavano grandi difficoltà, specialmente riguardo alla questione della distanza a cui avrebbe dovuto essere ritirata l'artiglieria dalle due parti della linea di demarcazione. Il rappresentante del supremo comando tedesco nella sottocommissione militare domandò che l'artiglieria fosse ritirata alla distanza di sei chilometri. L'Intesa domandava, però, che essa fosse ritirata alla distanza di 10 chilometri. Il Ministro Erzberger dichiarò di acconsentire, diede però ai delegati tedeschi istruzione di fare tutto il loro possibile perché fosse aumentato il numero delle batterie. Ultimamente l'Intesa aveva domandato che dodici batterie leggere fossero ritirate alla distanza di 10 chilometri e tutto il resto alla distanza di 20.
Altre grandi difficoltà s'incontravano nella questione della Commissione militare incaricata di vigilare l'esecuzione del trattato militare. Questa commissione militare doveva consistere, secondo la domanda dell'Intesa, in una commissione interalleata; quale massima concessione <l'Intesa medesima>2 prese in considera
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zione l'ammissione della commissione interalleata a Spaa [sic]. Gli alleati non prevedevano, dunque, una rappresentanza della Germania in tale commissione; ciò che significava un grande svantaggio per la Germania stessa.
In quanto alla protezione della popolazione tedesca entro la linea di demarcazione e della popolazione polacca al di fuori di quella si era cercato di ottenere un accordo fondamentale sul trattamento, del tutto pari, dei tedeschi e dei polacchi ai due lati della linea di demarcazione stessa, senza distinzione veruna di nazionalità, nonchè riguardo alla protezione, alla vita, alla libertà personale, alla proprietà e suo uso e all'esercizio della professione e dei diritti pubblici. Secondo tale accordo, se, in singoli casi, tedeschi o polacchi credessero di non ritenersi trattati in modo eguale, avrebbero potuto ricorrere ad una Commissione mista, alla cosidetta Commissione paritaria, la quale sarebbe formata da un tedesco e da un polacco. Tali Commissioni paritarie sarebbero costituite: una in quella parte della Posnania che trovasi entro la linea di demarcazione; una seconda per le rimanenti parti della Provincia di Posnania fuori della linea di demarcazione; e una Commissione per ciascuna delle rimanti <altre>3 provincie. Il membro tedesco di questa Commissione sarebbe stato nominato dietro proposta della Giunta provinciale tedesca, quello polacco dietro proposta del Consiglio popolare polacco della Provin
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cia di Posen. Nel caso che il tedesco o il polacco, il quale avesse da muovere protesta, non si dichiarasse contento della decisione di detta Commissione paritaria, avrebbe sempre potuto ricorrere alla Commissione superiore paritaria. Questa, secondo la proposta originaria tedesca, avrebbe dovuto comporsi di un membro nominato dal Governo prussiano e di uno scelto dalla Commissione interalleata, nonchè da un Presidente neutro, il quale, nel caso che i due membri non fossero d'accordo in quanto alla sua nomina, sarebbe stato scelto da Sua Santità il Papa o dal Presidente della Confederazione Svizzera. Gli alleati, invece, proponevano la composizione seguente della Commissione superiore paritaria: un alleato, un tedesco, un membro nominato dal Supremo Consiglio popolare polacco e due altri membri da aggregarsi. In questo modo gli Alleati e i Polacchi si assicuravano la maggioranza. Gli Alleati respingevano la proposta di un Presidente neutrale.
Il Ministro Erzberger indusse allora il Gabinetto di Berlino a pronunciarsi al riguardo. Fu deciso che la proposta della nomina del Presidente da parte del Papa <S. Padre>4 o del Presidente della Confederazione svizzera fosse presentata ancora una volta; e che oltre a ciò, si chiedesse che fosse scelta Berlino quale sede di questa Commissione paritaria.
Il barone von Rechenberg comunicò subito che una siffatta proposta non aveva probabilità di essere accolta da-
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gli Alleati. Il Ministro Erzberger rinunciò allora alla richiesta del Gabinetto riguardo al Presidente della Confederazione svizzera; ma tenuto conto delle importantissime questioni politiche che la Commissione aveva da regolare, invitò la Delegazione tedesca ad insistere sulla proposta della nomina da parte della Santa Sede del Presidente della Commissione e a rivolgere un appello, non alla Commissione interalleata, ma ai Polacchi e ai loro sentimenti cattolici.
Il più volte nominato barone von Rechenberg comunicò allora al Ministro Erzberger che la Commissione interalleata rigettava la Santa Sede come qualsiasi altro neutrale, e domandò se doveva insistere sulle richieste tedesche, e, nel caso, lasciare pure che l'accordo fallisse. Il Ministro Erzberger dichiarò di non poter rispondere con un sì od un no deciso, finchè non fosse stato informato sul risultato dell'appello diretto ai rappresentanti polacchi. Il barone von Rechenberg replicò facendo osservare che i negosziati [sic!] sarebbero stati senz'altro rotti, se non fosse giunta una risposta definitiva; essere i rappresentanti polacchi completamente d'accordo con gli Alleati in tutte le questioni, ma non prender parte ai negoziati quali delegati, sibbene quali periti. Il Ministro Erzberger fece pervenire allora nuove istruzioni ai delegati tedeschi, invitandoli a mettersi d'accordo coi Polacchi per apprendere, se essi rifiutavano che fosse scelto un Presidente dalla Santa Sede per la
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Commissione paritaria. Disse porre egli un valore decisivo nel fatto che i Polacchi stessi ostacolassero la sua proposta.5 Solo quando gli fosse pervenuta risposta da parte polacca, avrebbe potuto rispondere in modo reciso, se la convenzione doveva essere accettata o respinta.
In conformità di tali istruzioni, il Barone von Rechenberg diresse all'Ambasciatore Noulens una Nota, colla quale portava alla di lui conoscenza che il Governo Germanico, prima di dare una risposta definitiva circa il modo di nomina per la Commissione superiore anzidetta, desiderava interrogare le Autorità polacche circa la proposta del Ministro Erzberger. Ma l'Ambasciatore francese rispose che i negoziati correvano unicamente fra le due Delegazioni tedesca e francese, che la proposta del Signor Erzberger era evidentemente inaccettabile, e che perciò la Commissione interalleata considerava la sua missione come finita e sarebbe partita la sera stessa da Posen.
Dopo di ciò, chinato umilmente al bacio della Sacra Porpora, con sensi di profondissima venerazione ho l'onore di confermarmi
Di Vostra Eminenza Revma
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
1Hds. eingefügt.
2Hds. eingefügt.
3Hds. gestrichen und eingefügt von Pacelli.
4Hds. gestrichen und eingefügt von Pacelli..
5Hds. gestrichen.
Empfohlene Zitierweise
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 20. März 1919, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 1031, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/1031. Letzter Zugriff am: 01.03.2024.
Online seit 04.06.2012, letzte Änderung am 29.09.2014.