Dokument-Nr. 15660
Pacelli, Eugenio an Rossum, Willem Marinus van
Berlin, 19. September 1928

Regest
Pacelli übersendet dem Präfekten der Kongregation für die Glaubensverbreitung van Rossum eine streng vertrauliche Denkschrift des Berliner Forschungsreisenden Filchner. Der Nuntius legt einen Artikel über Filchner aus der Vossischen Zeitung bei. Der Forscher ist ein guter Katholik, der Beachtung würdig und auch dem Berliner Jesuiten Rauterkus gut bekannt. In der Denkschrift gibt Filchner an, dass er in einem Jahr mit der Unterstützung des britischen Gouvernements in Indien eine Forschungsreise nach Tibet unternehmen wird. In Lhassa waren in früheren Jahrhunderten katholische Missionare tätig, mittlerweile ist es ihnen aber nicht mehr erlaubt, Tibet zu betreten. Filchner bezeichnet sich selbst als überzeugten und kämpferischen Katholiken. Deshalb bietet er an, einen katholischen Priester unter dem Deckmantel, sein wissenschaftlicher Assistent zu sein, nach Tibet einzuschleusen. Nach Einschätzung des Forschers ist der Lamaismus in Tibet brüchig geworden. Deshalb sollte sich die katholische Kirche bereithalten, um im richtigen Moment zur Stelle zu sein. Ein geeigneter Priester könnte sich vor Ort ein Bild über die Möglichkeiten einer Missionierung Tibets machen. Als Voraussetzung nennt Filchner ausschließlich, dass er das britische Gouvernement Indiens über diesen Schritt informieren müsse. Die Auswahl eines geeigneten Geistlichen läge bei Rom. Nach Aussage des Forschers liegt der Islam, der in Tibet bereits Fuß gefasst hat, in Zentralasien auf der Lauer, um beim religiösen Zusammenbruch des Lamaismus und des Buddhismus sofort zuzuschlagen. Filchner sieht in Tibet ein dankbares Gebiet für das Christentum, da England den chinesischen Einfluss in Lhassa gebrochen hat, der darauf abzielte, die Weißen als gefährlichen Feind zu brandmarken. Sollte der britische Einfluss dort wieder nachlassen, würde der chinesische zwangsläufig wieder zunehmen. Für Filchner sind deshalb Umstände für die katholische Kirche derzeit günstig, um alte Verbindungen wieder aufleben zu lassen.
Betreff
Progetto di viaggio del Sig. Dr. W. Filchner nel Tibet; possibilità di inviarvi un missionario cattolico
Eminenza Reverendissima,
Il Sig.  Dr. W.  Filchner (domiciliato in Berlino W. 15, Brandenburgischestr. 16), rinomato e dotto esploratore (come l'Eminenza Vostra Reverendissima potrà rilevare anche dal qui unito ritaglio della Vossische Zeitung - Allegato I ), buon cattolico e, a quanto mi è stato riferito, degno di ogni considerazione, favorevolmente noto anche al R. P.  Rauterkus S.J., è venuto ieri a farmi visita, consegnandomi in pari tempo un Esposto strettamente confidenziale, che mi do premura di trasmettere parimenti qui accluso ( Allegato II ) per quei provvedimenti che l'Eminenza Vostra giudicasse eventualmente opportuni.
In esso egli dice che fra un anno circa intraprenderà un nuovo viaggio a scopo di studio nel Tibet, d'intesa e coll'aiuto del Governo Britannico delle Indie, il quale metterà <a tal>1 fine a di lui disposizione uno dei suoi più valenti agrimensori indigeni.
Il punto di partenza sarebbe Darjiling. Si è progettato di esplorare il territorio che si estende lungo il corso superiore del fiume Salveen da Lhassa sino alla regione ad est di Bhamo.
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Nei secoli scorsi missionari cattolici lavorarono in Lhassa; una chiesa esisteva pure allora nella capitale del Tibet. Da quel tempo però non è più riuscito a nessun missionario cattolico di porre piede nell'interno di quel paese.
Come cattolico convinto e militante il Sig. Dr. Filchner desidererebbe che la sua spedizione scientifica nel Tibet tornasse a profitto della Chiesa, rendendo possibile ad un sacerdote cattolico, che egli farebbe passare per suo perito assistente, l'ingresso in quella regione.
Il Lamaismo si viene già, a parere dell'Autore, sgretolando in vasti territori del Tibet e lo sfacelo della religione tibetana fa qua e là visibili progressi. Sarebbe quindi bene che la Chiesa cattolica si tenesse pronta a penetrarvi nel momento opportuno. Si porgerebbe attualmente ad un sacerdote versato nel Lamaismo propizia occasione per formarsi sul posto un giudizio circa la possibilità di evangelizzare il Tibet ed inoltre per ristabilirvi antiche relazioni. Il Sig. Filchner è lieto di prestare a tal fine la sua opera con tutte le aderenze, di cui dispone. Egli chiede soltanto che in caso di accettazione della sua proposta gli sia lecito di informarne lealmente il Governo Britannico. Del resto, nelle questioni personali egli si sottoporrebbe interamente alle intenzioni della
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S. Sede e, qualora si rifiatasse un sacerdote tedesco, si riserverebbe di poter presentare per detta missione un ecclesiastico cattolico inglese.
L'Islamismo, prosegue il Dr. Filchner, sta nell'Asia centrale in agguato per trarre immediatamente profitto dalla rovina religiosa del Lamaismo ed anche del Buddismo. Anzi in questi ultimi decenni l'Islamismo ha già messo piede in vaste contrade del Tibet. In seguito a ciò le religioni indiane eserciterebbero una debole influenza, non essendo la loro forza paragonabile a quella dell'Islamismo.
Invece per la China e specialmente per la religione cattolica il Tibet offre un campo particolarmente propizio e fecondo.
Dacché l'Inghilterra ha spezzato l'influenza chinese in Lhassa, è rimasto eliminato il principale intrigante, il chinese, il quale per ragioni tattiche aveva lasciato sistematicamente le popolazioni del Tibet nella loro ignoranza, massime rappresentando loro l'europeo ed in generale il bianco come un nemico pericoloso, appunto per poter così meglio e più facilmente agire sulle masse supertiziose [sic] e condurle secondo punti di vista egoistici. Qualora venisse a scemare l'influenza inglese, crescerebbe di nuovo automaticamente quella chinese.
Così, conchiude il Sig. Dr. Filchner, si presenterebbe
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ora per la Chiesa cattolica l'unica occasione per ristabilire nel Tibet, senza dare nell'occhio, antichi ed importanti rapporti, i quali, verificandosi colà il grande crollo religioso, potrebbero essere particolarmente preziosi.
Chinato umilmente al bacio della Sacra Porpora, con sensi di profondissima venerazione ho l'onore di confermarmi
Dell'Eminenza Vostra Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Pacelli Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
224v, rechts unterhalb des Textkörpers hds. von Marchetti-Selvaggiani notiert: "Si accusi ricevim. a Mgr. Pacelli e gli si dica che della cosa è stato informato il P. Schmidt <S.V.D.>2 il quale cercherà di trovare un Padre <della sua Compagnia>3 adatto e per riferire alla Prop. che a sua volta scriverà a Lui (Nunzio).
+ F. M. S."
1Masch. eingefügt.
2Hds. vom Verfasser eingefügt.
3Hds. vom Verfasser eingefügt.
Empfohlene Zitierweise
Pacelli, Eugenio an Rossum, Willem Marinus van vom 19. September 1928, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 15660, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/15660. Letzter Zugriff am: 02.03.2024.
Online seit 20.01.2020, letzte Änderung am 01.02.2022.