Dokument-Nr. 5152
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
[Rorschach], 18. Juli 1919

Schreiber (Textgenese)
PacelliPacelli
Betreff
Circa lo stato attuale della Chiesa in Germania
In una recente visita fattami qui in Rorschach dal Revmo P. Abate Primate D. Fedele von Stotzingen O. S. B., avendo appreso che egli avrebbe avuto occasione d'incontrare nel Württemberg il pio e saggio Vescovo di Rottenburg, Mons. von Keppler, lo pregai di voler manifestare a questo ottimo Prelato il mio desiderio di conoscere le sue vedute circa lo stato attuale della Chiesa in Germania e circa l'azione, che dai Vescovi e dalla S. Sede potrebbe, a suo parere, essere convenientemente svolta al riguardo.
Ora appunto mi giunge una lettera del prelodato Mons. von Keppler su tale argomento, che credo opportuno di sottomettere all'E. V. R., riportandola qui appresso tradotta dal tedesco:
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"Incoraggiato dal P. Abate Primate von Stotzingen, ardisco di proporre a V. E. alcuni pensieri circa lo stato del cattolicismo in Germania, e particolarmente nella mia diocesi.
La rivoluzione, scoppiata nel Novembre 1918, ha senza dubbio fortemente influito anche sulla popolazione cattolica. Qui pure si credeva da molti che la fine della guerra si doveva alla rivoluzione e che da questa poteva spera attendersi una pace mite ed un migliore avvenire.
Così il socialismo guadagnò simpatie anche in circoli fino ad ora conservatori. Gli elementi indisciplinati, massime fra la gioventù cresciuta senza freno durante la guerra, stimarono giunto il tempo loro. Soldati ritornati imbarbariti dal campo negarono obbedienza anche al sacerdote e provocarono in parte disordini perfino nella casa di Dio, ove con grida esclamazioni, mormorii e rumori interrompevano il predicatore, se diceva cose a loro spiacevoli, non gradite. Certamente n umerosi cattolici passarono al socialismo od almeno votarono per i socialisti. Io ho istruito con un'ordinanza
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segreta i l mio clero sui minaccianti pericoli e sulla sui necessari provvedimenti, ed esso nell'insieme ha fatto il suo dovere con calma e fermezza. Dopo non lungo tempo la vita ecclesiastica in quasi tutte le parrocchie era tornata nella tranquillità e nell'ordine. I tumulti, che nel Württemberg ebbero luogo soltanto sporadicamente, non trovarono nella popolazione cattolica né approvazione né appoggio. Nelle parti ca Nelle contrade cattoliche la marea rossa discese lentamente; il numero dei voti riportati dai socialisti diminuì progressivamente. Numerose missioni per il popolo ebbero ottimo risultato, aumentò la frequenza ai SS. Sacramenti, e soprattutto si manifestò una generosità, quale non si era vista mai in passato, per le Missioni, per l'Obolo di S. Pietro, per la Società di S. Bonifazio e particolarmente per le fondazioni di Messe pro defunctis.
Come, però, l'ordine pubblico e civile non è ancora affatto stabilito ed assicurato, così rimangono anche nel campo religioso ed ecclesiastico gravi mali da superare. Il rispetto verso l'autorità è notevolmente diminuito;
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la leggerezza morale si diffonde sempre più; la sfrenata cupidigia di ricchezze spinge a volgari frodi, a furti ed a rapine. La lotta contro questi ed altri difetti e vizi richiede tuttavia attualmente una speciale circospezione e prudenza. Con rigorosa severità e con aspri rimproveri e pene non si ottiene più quasi nulla; soltanto la molta pazienza, riguardo e mitezza si può ancora sperare un qualche buon esito.
Lo studio della psiche del popolo rivela due sintomi caratteristici: da un lato, una spaventevole apatia e letargia, che la quale non reagisce quasi più anche dinanzi ai più straordinari avvenimenti; dall'altro, invece, una eccitabilità morbosa, non appena si vuol scuotere da questa innaturale quiete e gli si vuol dire fortemente la verità.
Questi sintomi mostrano che tutto il mondo è profondamente malato e mortalmente stanco. Le inaudite sofferenze della guerra, la fame sofferta per anni, le terribili catastrofi, che hanno mandato in frantumi tutto l'ordinamento sino ad ora esistente, tutto ciò ha portato uno sfacelo fisico e
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psichico, del popolo, e bisogna dargli tempo per guarire e ristabilirsi. Frattanto occorre [trattarlo] come un malato grave, che non si può trattare con rigore asprezza, se non lo si vuol far cadere in parossismi febbrili ed in tremiti. Perciò non sarebbe, ad esempio, almeno nella mia diocesi, attualmente opportuna una polemica aspra contro il socialismo, per quanto si deve senza dubbio indirettamente combatterlo; da una lotta diretta, è si può ora tanto più prescindere, perché il popolo comincia da sé a perdere la fiducia nel socialismo, divenendo an divenendo sempre più manifesto qu ch'esso non può mantenere le sue grandiose promesse, che sinora non ha portato arrecato alla patria se non sventura e che a lui in prima linea si deve la tremenda pace imposta alla Germania.
La prossima Conferenza dei Vescovi dovrà molto riflettere, se l'Episcopato deve avventurarsi ad indirizzare nel momento presente una parola al popolo, o se non sia invece più saggio di rimandarlo a tempo più opportuno. Vi sarebbe certamente molto da dire ed
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è possibile che da alcuni si attenda una parola direzione. Tuttavia l'Episcopato non può esporsi al pericolo che la sua parola o rimanga inascoltata per l'apatia del popolo o susciti in esso morbose eccitazioni, e nell'un caso come nell'altro altro nuoccia piuttosto che giovare.
Circa la questione, poi, se sia espediente che in questi tempi così oscuri il Capo Supremo della Chiesa elevi Egli stesso la Sua voce, ardisco appena di pronunziarmi. Vorrei tuttavia sommessamente, per il caso che il Santo Padre volesse rivolgere la parola ai cattolici tedeschi, richiamare l'attenzione su due punti. A mio umile avviso, avuto riguardo alle condizioni psichiche del nostro popolo, dovrebbe ciò che Sua Santità intende dirci, – per quanto noi meritiamo rimprovero e punizionenizione ed abbiamo bisogno di seri ammonimenti, – esser tuttavia mitigato con molto soave conforto ed amorevole incoraggiamento.
Sembra poi assdifficile di dare ai cattolici tedeschi quella istruzione, che essi so-
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prattutto attenderebbero, se il Santo Padre parlasse loro nel momento attuale, cioè la risposta alla questione: quale atteggiamento debba tenersi di fronte alla rivoluzione ed al Governo che da essa è sorto. Lo schivare del tutto una tale questione od il limitarsi a trattarla solo con principi teoretici sarà non meno impossibile, che il risolverla praticamente e pienamente. Sarebbe prematuro di obbligare formalmente i cattolici alla forma di Stato repubblicana, giacché è ancora del tutto incerto se essa sarà stabile e può aversi ancora qualche speranza nel ristabilimento della Monarchia, per per quanto non sarebbe consigliabile per ora che questa speranza fo venisse manifestata da parte ecclesiastica venisse manifestata una simile speranza o fossero fatti tentativi a tal fine.
Sembra quindi dubbio Per q Se, tuttavia, può dubitarsi che una Lettera Apostolica ai cattolici tedes della Germania sarebbe a proposito nell'attuale momento, mi sembrerebbe invece assai desiderabile e proficua un'Enciclica a tutto il mondo cattolico, la quale dicesse l'ultima parola sulla terribile guerra mondiale
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ed in continuazione dei sublimi pensieri della prima Enciclica del nostro Santo Padre, mostrasse a tutti, vincitori e vinti, il cammino verso la vera pace cristiana dei popoli".
Dopo di ciò, chinato umilmente al bacio della S. Porpora, con profondissimo ossequio ho l'onore di confermarmi
83r oben rechts von unbekannter Hand vermutlich von Pacelli hds.: "I"; 84r oben rechts von unbekannter Hand vermutlich von Pacelli hds.: "2"; 85r oben rechts von unbekannter Hand vermutlich von Pacelli hds.: "3"; 86r oben rechts von unbekannter Hand vermutlich von Pacelli hds.: "4".
Empfohlene Zitierweise
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 18. Juli 1919, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 5152, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/5152. Letzter Zugriff am: 27.02.2024.
Online seit 04.06.2012.