Dokument-Nr. 963

[Erzberger, Matthias]: Lettera da Stoccolma. Inizio della nuova conformazione dei rapporti di politica interna in Russia, 26. März 1918

Anche durante questo mio ultimo soggiorno a Stoccolma ho avuto ripetutamente occasione di darmi convegno con molti miei amici di Pietroburgo dell'avanguerra; amici che, per la maggior parte, hanno coperto o copron tutt'ora altissime posizioni nel mondo commerciale e industriale, per intrattenermi con loro sulla situazione attuale e per parlare della probabile conformazione dei rapporti russi nell'avvenire. Alcuni di essi eran tornati da pochi giorni da Pietroburgo, e le loro descrizioni sullo stato di cose colà davano l'impressione della franchezza.
L'esperienza m'insegnava che occorre esser molto cauti e ritenuti nel giudicare certe narrazioni. Coscientemente o incoscientemente tutta questa gente, tende – secondo le sue persuasioni politiche ed i suoi interessi economici – all'esagerazione e all'abbellimento dei fatti. Così, per esempio, l'uno descrive lo stato di cose nelle città e nella campagna come relativamente sopportabile; la situazione andrebbe migliorando a vista d'occhio. Il brigantaggio vien combattuto con gran successo, nei mercati e nelle borse, nonché nelle questioni del latifondo ci si riprometterebbe una soluzione favorevole in quantoché pure i Bolscevichi devon fare i conti con la realtà e non possono mangiarsi la minestra tanto bollente come se la cuociono. Costretti dalle circostanze sarebbero finalmente disposti a far delle concessioni nella questione della statizzazione del capitale, dei beni immobili e degli impianti industriali. Se le cose andranno avanti così, c'è speranza di giungere, prima o poi, ad un compromesso
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soddisfacente per entrambe le parti. Altri, invece, presentano le cose come se la Russia s'incamminasse, sotto il regime dei Bolscevichi, verso una rapida e sicura rovina. L'unica salvazione per il paese sarebbe, secondo essi, che le truppe tedesche continuassero la loro marcia verso oriente e sbalzassero così i Bolscevichi di sella. Un ufficiale dell'ambasciata norvegese a Pietroburgo che viaggia in qualità di corriere mi ha descritto la situazione generale colà e specialmente le condizioni della sicurezza pubblica, a colori veramente truci. I cadaveri degli uccisi e dei depredati dalle bande di briganti giacciono nelle strade; ed anche nelle altre città la vita dei possidenti è esposta all'arbitrio della canaglia. Un impiegato dell'ambasciata svedese a Pietroburgo – continuò egli a raccontare – giunse, poco tempo fa, a Stoccolma per affari di servizio, ed ora rifiutasi a tornare a Pietroburgo appunto perché in quella città la vita dei cittadini non è più sicura. Ciò nondimeno questo signore norvegese ritornò con me in Russia due giorni dopo avermi fatto il discorso che sopra. Siffatta circostanza, ed altre ancora, mi ha fatto pensare che questo galantuomo sia stato incaricato da qualcheduno di descrivere a colori oscuri lo stato di cose in Russia.
Anche da molte descrizioni fatte da altra parte risultava troppo chiara la tendenza di voler far apparire raccomandabile ai Tedeschi la prosecuzione della loro avanzata, facendo loro capire che lo schiacciamento violento del regime socialista avrebbe voluto dire per essi la riconoscenza di tutta la Russia. Molti membri della borghesia russa desiderano sinceramente e ardentemente l'aiuto tedesco; altri, intesofili arrabbiati sperano in un'azione dell'Inghilterra, dell'America e del Giappone attraverso la Siberia. Se poi
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si domanda ai primi se le classi borghesi appoggerebbero coi fatti una marcia tedesca, dimostrano tutti il loro imbarazzo e ammettono che, attualmente, non sia il caso di poter parlare di organizzazione delle forze borghesi. Alexejeff, l'uomo nel quale si concentravano le più grandi speranze della borghesia, è ormai un uomo finito; e, del resto, sarebbe assurdo pensare che Alexejeff potesse intendersela coi Tedeschi.
Tutto considerato si è rinsaldata in me l'impressione che avevo riportato a Copenaghen e sulla quale riferii nel mio ultimo rapporto; che, cioè, tutti questi desideri di un aiuto tedesco hanno per la maggior parte come base interessi dell'Intesa, perché l'Intesa si servirebbe della continuazione della marcia tedesca su Pietroburgo qual pretesto per marciare in Siberia. Del resto tutta questa gente riconosce che la questione ha perduto moltissimo di attualità dopo la ratificazione del trattato di pace a Mosca da parte del Congresso dei Sowjet.
Come annunciai nel mio passato rapporto ho seguito a Stoccolma le tracce del soggiorno di Kerenski. Vien confermato che Kerenski soggiorna in una località della Finlandia settentrionale sotto falso nome e che vien mantenuto da alcuni russi ricchi soggiornanti attualmente a Stoccolma che io, detta tra parentesi, conosco personalmente. Che le relazioni intercedenti fra Kerenski e questi russi ricchi possano avere uno scopo politico cospirativo, è assolutamente escluso. Le persone che sovvenzionano Kerenski e raccolgono danaro per lui, non si son mai impacciate di politica. Esse stesse scuotono le spalle ed ammettono senza ambagi che, politicamente, Kerenski è un uomo finito; – essi sono persuasi di compiere soltanto un'opera di misericordia e di
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onore, se non abbandonano al suo destino e non fanno soffrir la fame ad un uomo che, volere o non volere, ha guidato un tempo le sorti della Russia.
L'avventura più importante del mio recente soggiorno a Stoccolma è stata il mio ripetuto incontro coll'ingegnere Leonida Borissovic Krassin, noto in tutta la Russia – ed anche in certi circoli della Germania.
L'ingegnere Krassin è da molti anni direttore delle officine russe Siemens-Schuckert. Egli viene riputato non solo come uno dei più intelligenti nel campo della sua tecnica, ma anche come un geniale organizzatore nel campo economico. Politicamente parlando egli è un socialista della tendenza di Gorki. E di Gorki è anche egli amico intimo, avendone curati molte volte gli affari letterari in Germania prima della guerra.
Subito dopo lo scoppio della rivoluzione in Russia, tutti predissero a Krassin una parte importantissima nel nuovo regime. Durante il Governo di Kerenski fu abbordato più volte perché accettasse un'eminente carica in questo o quel Ministero. Ma i negoziati non approdarono mai a nulla perché Krassin disapprovava la politica guerriera di Kerenski, nonché la campagna antibolscevistica e di persecuzione fatta con armi veramente disoneste. Quando i Bolscevichi salirono al potere, offrirono al Krassin la carica di commissario del popolo. Krassin rispose che l'avrebbe accettata soltanto se si fosse trattato di costruire e non di abbattere il già esistente. I Bolscevichi invece lavorano a tutt'uomo per demolire ciò che esiste prima ancora di aver elaborato un piano e di posseder la garanzia per una ricostruzione sicura. Essendo egli intimamente amico con tutti i capi dei partiti politici, consigliò una coalizione di tutti
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i partiti socialisti all'intento di insediare un Governo forte. Questo suo consiglio è fin qui fallito, come si sa, a causa dell'irretimento dei partiti che si combattono.
Nei negoziati di pace a Brest-Litowsk Krassin fungeva da perito dalla parte russa. Krassin mi ha assicurato di avere egli consigliato con tutta urgenza Trotzki a sottoscrivere il trattato di pace. Egli capiva che la rinuncia da parte di Trotzki a firmare formalmente il trattato avrebbe ridato la libertà di azione agli annessionisti della Germania e che la situazione della Russia ne sarebbe risultata peggiorata. Ma Trotzki non volle vedere questo pericolo; egli sperò, al contrario, che in Germania e in Austria-Ungheria si sarebbe irrobustito il movimento a favore d'una pace democratica. Invece le cose andarono proprio come Krassin aveva predetto.
Da alcune settimane Krassin trovasi a Stoccolma dove ha da sfogare alquanti affari. Naturalmente egli ha intime e continue relazioni qui col suo vecchio amico e collega, l'attuale ambasciatore bolscevico Vorovski. Egli avrebbe dovuto iniziare il suo viaggio di ritorno a Pietroburgo in compagnia del signor Kameneff, ma all'ultimo minuto dovette rinunciare al viaggio, avendo appreso che il generale Mannerheim non lascia più passare i viaggiatori russi. Infatti Kameneff, che era partito, fu non solo trattenuto in Finlandia, ma persino arrestato.
Il tema principale del mio colloquio col Krassin, che conosco benissimo da molti anni, fu la questione: "Che cosa avverrà della Russia e qual corso prenderanno anzitutto le cose, politicamente ed economicamente."
Intorno a ciò Krassin poté dirmi molto di nuovo e piuttosto soddisfacente. Io attribuisco alle parole di Krassin
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importanza tanto maggiore in quanto che egli, sebbene abbia interesse al capitale, perché ricco ed industriale eminente, è tuttavia d'idèe socialista, non può essere quindi parziale ma meglio di tutti in grado di conservarsi obiettivo sereno nel giudizio dell'andamento delle cose.
Krassin mi dichiarò che l'avvenire della Russia è presentemente avvolto ancora nel mistero, ma che però comincia a farsi, a poco a poco, giorno. I Bolscevichi, tant'è, non sono da debellarsi. La loro potenza si consolida di giorno in giorno sempre più; soprattutto l'autorità di Lenin, nel partito, e la sua efficacia sulle masse. Sembra, tuttavia, che le teste dei Bolscevichi stessi comincino a snebbiarsi, che essi comincino a riconoscere che le loro forze non sono in proporzione con il loro volere. In una parola: essi vanno a poco a poco, rendendosi meglio conto dello scopo e dei mezzi. Lenin stesso si prepara evidentemente a sterzare verso destra. A ciò lo inducono due motivi: in primo luogo egli riconosce che la Russia spossata e impoverita dalla lunga guerra, non può attuare indipendentemente da tutto il resto del mondo un radicale riassetto sociale. (Lenin non ha mai creduto alla prossima rivoluzione mondiale, che non fu mai che una "parola ad effetto" per le masse russe.) In secondo luogo egli riconosce che gli strati inferiori del popolo russo sono ancora lontani da quella maturità che li potrebbe rendere atti a governarsi da sé. Lenin, sembra, è prossimo a fare concessioni sia d'indole politica, sia d'indole economico-sociale. La cosiddetta "statizzazione" del capitale, dell'industria e perfino della proprietà fondiaria non è ancora un fatto compiuto. Nel mondo a questo riguardo sembra che dominino grandi illusioni. Ciò che avvenne sin qui, per mezzo di de-
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creti, non furono che provvedimenti provvisori, motivati dalle circostanze e giustificati dai generali interessi del paese. Le banche vennero statizzate, ma non il capitale, su cui viene esercitato unicamente il controllo. Molte aziende industriali sono state assunte dallo Stato, ma ciò accadde per metter fine al sabotaggio dei padroni di fabbriche e infrenare la minacciante disoccupazione. I capi fabbrica che non sospesero il lavoro nelle loro officine per opposizione al nuovo Governo, conservarono la direzione e se l'intendono ottimamente con gli operai. Quanto alla riforma agraria i contadini l'hanno attuata in gran parte da se stessi. Più di un villaggio ha ripartito tra i singoli abitanti, di proprio arbitrio, le terre. I decreti e i commissari agrari dei Bolscevichi ebbero per scopo di metter fine all'anarchia e all'arbitrio e ristabilire l'ordine. Il risultato non fu grande. Dove però i proprietari si piegarono a trattative con i contadini e fecero concessioni, riuscirono a mantenere il possesso delle loro terre. Ai contadini essi diedero solo ciò che loro mancava: un po' di bosco o di prato da pascolo. Ciò avvenne con l'approvazione dei commissari agrari. Con l'operaio e con il contadino russo, se lo si sa trattare convenientemente, è assai facile intendersi. Dappertutto gl'intransigenti ebbero la peggio.
Tutte queste informazioni di Krassin concordano, del resto, con ciò che mi riferirono gli altri miei amici russi.
Krassin passò quindi a parlare della probabile piega che prenderanno le cose nel campo politico-interno. La conversione a destra dei Bolscevichi, nella loro politica sociale, dovrebbe – giudica egli – avere per conseguenza naturale una conversione simile nella direzione politica. Ciò
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rende di nuovo attuale la questione della collaborazione politica dei Bolscevichi con i partiti socialisti militanti più a destra. I Bolscevichi non sono, adesso, a quel che sembra, contrari ad una coalizione siffatta e che comprenderebbe, oltre l'odierno blocco governativo, il centro dei rivoluzionari sociali, sotto la guida di Tschernoff, i Menscevichi sotto Zeretelli e Dan, e i socialisti democratici sotto Peschechonoff. D'impedimento ad una coalizione sarebbero solo i contrasti meramente personali, come il rancore, ancor vivo, per le persecuzioni dei Bolscevichi contro i capi dei socialisti moderati. A parere di Krassin in tutte queste questioni Trotzki è d'accordo con Lenin. Contro una politica di conciliazione e per un'attuazione assoluta del programma socialistico è un gruppo a sinistra di Bolscevichi ultra, non molto influente. Le masse sono decise a seguire Lenin in tutto e per tutto.
Krassin considera con fiducia il prossimo avvenire della Russia. Una ferita che non rimarginerà tanto presto è, a suo modo di vedere, quella della pace di Brest-Litowsk. "Ella conosce i miei sentimenti decisamente amichevoli per la Germania," mi disse egli; "ma le condizioni della pace di Brest-Litowsk mi hanno amareggiato tanto che io non so che cosa pensare intorno ai rapporti fra il popolo russo e il tedesco in avvenire."
Specie le condizioni concernenti i distretti di Batum e Kars sembrano a Krassin disonorevoli. La Russia deve rinunziare con essi a territori importanti per il rifornimento di materie prime della sua industria, e la popolazione, sottratta dalla rivoluzione al grave giogo dello zarismo deve ora passare sotto la signoria irragionevole dei Turchi. Krassin opina che in considerazione di queste condizio-
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ni di pace in ogni russo deve radicarsi la persuasione che la Germania vuole giovarsi del presente momento critico per ridurre il popolo russo in perpetua schiavitù. Le ultime mosse strategiche dei Tedeschi furono operate per escludere ogni tentativo di resistenza. I centri principali, come Pietrogrado, Mosca, Tiflis, ecc. sono sotto l'immediata minaccia militare. In Germania sembra che in molti si sia fatta strada l'idea che si debba dare adesso o mai più il colpo di grazia ad un nemico irreconciliabile. Una tale disposizione d'animo può condurre a danni incalcolabili per tutti e due i popoli. Come si può far passare il buon popolo russo che ha avuto sempre ed ha ancora, nonostante tutto, rispetto e simpatia per il tedesco, per un nemico naturale della Germania? Un nemico simile era soltanto il militarismo zaristico, scomparso per fortuna del mondo. Oggi, come sempre, esistono le migliori possibilità di buoni rapporti fra la Russia e la Germania. Assai più che all'Inghilterra, alla Francia e all'America è aperta alla Germania la via della pacifica penetrazione in Russia. L'America si adopera adesso molto per cattivarsi le simpatie russe e ciò dovrebbe dare a pensare alla Germania. Vi sono ancora molti modi per la Germania di accaparrarsi la Russia per un commercio utile ed amichevole. Le condizioni di pace di Brest-Litowsk indicibilmente dure possono essere senza danno della Germania "attenuate" in vari riguardi, specialmente per ciò che concerne la definitiva sistemazione dei distretti di Batum e Kars e quella dei porti del Baltico. Qui si devono manifestare i veri sentimenti della Germania verso il popolo russo. Qui giace la pietra di paragone per l'amicizia russo-tedesca nell'avvenire.
Da ultimo Krassin mi disse che in conseguenza dei torbidi rivoluzionari circa la metà dell'industria russa è
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distrutta o gravemente minacciata nella sua esistenza. Lo spirito d'iniziativa tedesco avrebbe qui aperto un vasto campo di azione.
Fra quanto Krassin mi espose ancora sulle condizioni interne della Russia è pure degno di nota che l'arresto assai sgradito delle comunicazioni e dei trasporti e le pessime condizioni nella pubblica sicurezza in tutto l'Impero non sono la conseguenza di questo o quel Governo, ma unicamente della disgregazione dei fronti. Naturalmente con la smobilitazione ufficialmente proclamata la situazione non è migliorata. I soldati costituiscono un elemento fluttuante, che ingombra dappertutto le vie e causa disordine. I più anelano a far ritorno al luogo nativo e una volta che il soldato è giunto nel suo villaggio vi si abbarbica di nuovo e torna alla sua consueta opera quotidiana. Si può anzi parlare già di un miglioramento, ma bisogna che trascorrano ancora alcuni mesi prima che la crisi sia superata e ricominci dappertutto la vita normale. L'organamento delle cooperative di consumo ha fatto dappertutto buona prova, cosicché in nessun luogo si è avuta vera fame. – Krassin, sulla scorta delle informazioni avute, ritiene che in Ucraina le provviste di viveri siano abbondanti.
Empfohlene Zitierweise
[Erzberger, Matthias], Lettera da Stoccolma. Inizio della nuova conformazione dei rapporti di politica interna in Russia vom 26. März 1918, Anlage, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 963, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/963. Letzter Zugriff am: 29.11.2022.
Online seit 17.06.2011.